Testata Il Giornale d'Italia
Titolo L' imprenditore è fallito? Non può pagare debiti a vita
Qualcosa sembra muoversi sul fronte di quelli che non ce la fanno più perché oppressi dai debiti, causati dalla crisi economica e ingigantiti da un sistema bancario che molte volte chiude non solo le porte in faccia, ma anche possibilità ragionevoli di "rientro". Il tribunale di Venezia ha infatti accolto il ricorso presentato dai legali di uno studio di Brescia (pagano e RiccioGriffo) per conto di due imprenditori di San Donà, operosa cittadina veneta, ma come tante anche nel ricco Nordest pure colpite dalla crisi. I due, moglie e marito già titolari di una impresa edile, proprio per colpa della crisi del settore d i quella economica più in generale, nel corso degli ultimi tempio hanno accumulato un debito consistente, per circa 1 milione e 400 mila euro. Nonostante gli sforzi compiuti e il dare fondo a circa 300mila euro di risparmi, i due non sono riusciti a salvare l' azienda, che così nel 2014 ha dichiarato fallimento. Una procedura che, come spesso accade in questo casi, per la coppia veneta si è tradotta anche nel dover mettere a disposizione di una delle banche creditrici l' appartamento di loro proprietà. "I due coniugi - fanno quindi sapere gli avvocati ricostruendo la vicenda - rischiavano di trovarsi senza un tetto sulla testa (dunque con nuove spese d' affitto) e con un carico di debiti che sarebbe continuato a gravare su di loro per sempre, per loro sarebbe stata la rovina, senza alcun guadagno neppure per i creditori". Ecco perché gli avvocati Monica Pagano, Danilo Griffo, Matteo Marini e Laura Girelli hanno deciso di far ricorso alla procedura da sovra-indebitamento (la cosiddetta legge salva -suicidi), chiedendo l' interruzione dell' esecuzione forzata in corso. Il tribunale di Venezia, come detto, ha accolto il ricorso e ha deciso, partendo dall' assunto che "la legge non può prevedere l' accanimento nei confronti di chi ha rischiato onestamente il proprio denaro in un' impresa" che i due dovranno dare ai creditori per i prossimi 4 anni il ricavato della vendita della propria abitazione, per un totale di 170mila euro, e una parte dello stipendio (che sarà versato alle banche) per circa mille euro al mese. Al termine della procedura, e quindi dopo questi quattro anni, i due imprenditori falliti saranno completamente liberi dal debito, con il giudice che ha abbuonato loro la parte restante, per oltre 1 milione di euro, perché comunque non avrebbero potuto onorarlo.