Testata Avvenire
Titolo Tante soluzioni sul tavolo in materia previdenziale Da decidere modi e tempi
Il cantiere della previdenza non va mai in vacanza. E minaccia di non andare mai in pensione. Alla vigilia, quasi, della chiusura per ferie del Parlamento, sono in corso incontri su se e cosa includere in materia di pensioni nel disegno di legge di bilancio atteso in ottobre. Sulle discussioni incidono le stime presentate il 29 luglio dalla Ragioneria Generale dello Stato secondo cui, pur tenendo conto delle recenti misure per controllare la spesa, nel 2040 le pensioni assorbirebbero il 16,3% del Pil (circa un punto percentuale in più rispetto alle proiezioni precedenti) sindacati e governo stanno discutendo su come rendere meno dura la vita in quiescenza di chi ora o nei prossimi anni si approssima ad andare (o ad essere messo) a 'riposo'. Nel complesso, come ha rilevato Giuliano Cazzola sarebbe più utile studiare come possono migliorare le condizioni di occupazione e dei redditi dei giovani perché il loro futuro previdenziale dipenderà essenzialmente dai loro impieghi e dai loro redditi di lungo periodo. Stefano Patriarca - non è chiaro se nella veste di consulente del governo o di esponente del Pd - ha delineato un piano secondo cui, premesso che nel breve periodo è necessario contenere la spesa - si deve prevedere «un fondo di solidarietà per le basse pensioni». Non è novità. Nella precedente legislatura, Tiziano Treu al Senato e Giuliano Cazzola alla Camera avevano presentato un progetto di iniziativa parlamentare che delineava una riforma complessiva. Il trattamento pensionistico obbligatorio sarebbe stato articolato su due componenti: una pensione di base finanziata dalla fiscalità generale, di importo pari all' attuale assegno sociale e rivalutabile secondo le medesime disposizioni, e una pensione calcolata secondo il vigente sistema contributivo. L' accesso alla pensione di base sarebbe stato condizionato ad alcuni requisiti, contributivi e anagrafici: almeno dieci anni di soggiorno legale nel territorio nazionale; almeno dieci anni complessivi di contribuzione effettiva, anche non continuativa, a una o più gestioni di previdenza obbligatoria; maturazione dei requisiti anagrafici già previsti dalla legge per l' accesso alla pensione contributiva. Tanto quella delineata da Patriarca quanto quella proposta da Treu e Cazzola non sembrano aggiustamenti da introdurre con emendamenti alla legge di bilancio, ma riforme di vasto respiro da mettere all' ordine del giorno sin dall' inizio della prossima legislatura . Occorrerebbe a riguardo esaminare con cura le esperienze straniere dove tali sistemi a due componenti sono in vigore da anni. Mentre in questi ultimi mesi di legislatura sarebbe utile porre attenzione alle Casse di Previdenza Professionali (22 di cui 15 privatizzate) che gestiscono la previdenza obbligatoria di 1,6 milioni di professionisti in attività e di quasi mezzo in milione in quiescenza. Rappresentano un' importante forma di autoregolamentazione sociale e basterebbero pochissime misure (ad esempio, permettere loro d' investire in economia reale) per migliorarne il funzionamento ed il contributo che possono dare alla collettività. Un decreto mirato a semplificare, me rendere più efficaci, i controlli è in discussione da mesi tra i due dicasteri maggiormente interessare. Si dovrebbe utile tirarlo fuori dal Palazzo, verificarlo con gli interessati e vararlo quanto prima. RIPRODUZIONE RISERVATA.