Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Lavoro 4.0, la chiave è la formazione
roma Reti iperconnesse, mondo dei social media, mobilità accelerata e cybersecurity. La quarta rivoluzione industriale, il «Mondo 4.0», è in corso e rischia di configurarsi come un vero e proprio tsunami sul mondo del lavoro. Il tema è stato al centro della Conferenza annuale di Confassociazioni (Confederazione associazioni professionali) dal titolo «Lavoro 4.0: quali scenari, quali prospettive». La ricetta che è emersa è stata praticamente unanime: bisogna investire sulla formazione dei lavoratori, e non solo di quelli che hanno già perso il posto. Perché anche chi adesso ha una occupazione stabile tra 5-10 anni avrà delle competenze che saranno ormai obsolete. La base della discussione è stata la statistica ricordata dal presidente di Confassociazioni Angelo Deiana: «Stime Istat dicono che almeno 9 milioni di lavoratori potrebbero essere sostituiti dalle macchine nei prossimi 7-10 anni e almeno altri 2 milioni sono a rischio. Il Paese deve puntare sulla formazione nelle nuove tecnologie. Oggi per esempio possiamo trasformare il tempo improduttivo utilizzato da chi naviga in rete, con meccanismi formativi, proprio grazie alle nuove logiche fornite dal mondo 4.0». Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha messo in luce l' aspetto positivo della questione: «Dobbiamo considerare l' avvento del 4.0 non come una crisi, ma come un cambiamento della società e non solo del mondo del lavoro. Sempre più cruciale sarà l' investimento nel sapere. Quando diciamo che va tolta la spesa per investimenti dal Patto di stabilità, dobbiamo partire proprio da quelli per la formazione». Un aspetto evidenziato anche dalla leader Cgil Susanna Camusso: «Un problema pressante è dato da coloro che sono entrati nel modo del lavoro in epoca pre-digitale. Gli esperti ci dicono che per costoro non ci sarà un futuro nel nuovo mondo 4.0. Diventa fondamentale che una consistente parte dei lavoratori entri da subito nel processo di formazione in nuove tecnologie». Meno pessimista Aurelio Regina, presidente della Manifatture Sigaro Toscano: «Uno studio sull' occupazione alla luce dell' avvento del 4.0 realizzato in Germania dimostra che l' Italia potrebbe trovarsi a non subire negativamente l' impatto delle nuove tecnologie sul proprio comparto lavorativo. A fronte di posti di lavoro persi, ne nascerebbero circa 2 milioni dal ricollocamento in Italia delle imprese che sono andate all' estero e circa altri 7 milioni verrebbero proprio dalle aziende che offriranno servizi alle aziende 4.0. Il problema dei posti di lavoro persi non si risolve con i sussidi, ma bisogna accompagnare la forza lavoro verso questa trasformazione». Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro del Senato, si è concentrato sull' aspetto normativo: «Ormai il lavoro dipendente e quello indipendente tendono a convergere, si tende sempre più a lavorare per cicli e per fasi. Dobbiamo riflettere sulla necessità di creare un impianto normativo meno rigido». © RIPRODUZIONE RISERVATA.