Testata MF
Titolo Così l' Italia può ambire a diventare un polo europeo per il gas naturale
L' Italia, nel cuore del Mediterraneo, è in posizione di grande vantaggio rispetto agli altri Paesi europei. Il gas proveniente da Africa e Medioriente potrebbe avere come primo approdo in Europa proprio l' Italia. E di fatto questo è avvenuto in passato, ma per far fronte ai consumi interni. A causa della crisi i consumi si sono ridotti e le importazioni oggi eccedono la domanda. Anche da qui passa l' opportunità di fare dell' Italia un polo del gas per il Sud Europa, intercettando il transito dei flussi provenienti dai Paesi extra Ue (Azerbaijan, Egitto, Israele, Libia, Algeria). Ciò consentirebbe al Paese di beneficiare di una grande disponibilità di gas naturale, diventandone mercato di riferimento. L' Ue intende, inoltre, portare avanti gli impegni presi a Parigi (Cop21) per contrastare i cambiamenti climatici, e a tale scopo ha definito obiettivi più impegnativi di quelli previsti dal Pacchetto 20-20-20. In particolare si intende ridurre del 40% le emissioni di gas serra entro il 2030, aumentare del 27% il peso delle rinnovabili sui consumi finali di energia, e del 27% l' efficienza energetica. Il gas naturale è il combustibile fossile di transizione verso un sistema energetico carbon free. L' Italia potrebbe e dovrebbe giocare un ruolo da protagonista. Come? La domanda interna di gas si attesta a 67,4 miliardi di mc con una previsione di crescita a 84,1 miliardi al 2030. Domanda che sarà soddisfatta dalla produzione interna, in calo, e dalle importazioni da Russia, Algeria, Norvegia, Libia e Qatar. Dal 2020 partirà l' import dall' Azerbaijan con l' entrata in esercizio del Tap. Non è invece chiaro cosa accadrà al gas algerino perché i contratti in corso scadranno entro tre anni. La produzione interna sarà agevolata dalla produzione di biometano che, se ben incentivato, potrà garantire una produzione annua di circa 5 miliardi di mc al 2030. La capacità d' importazione e produzione sarà quindi in grado di sopperire alla domanda interna e si dovranno creare le condizioni affinché l' eccesso di gas possa essere destinato ad altri mercati europei. Per farlo è necessario connettere l' Italia al resto d' Europa. Nei prossimi anni sarà disponibile su Tarvisio e Passo Gries una capacità in controflusso che permetterà agli operatori di sfruttare le opportunità di prezzo che dovessero presentarsi. Tuttavia, l' obiettivo non può essere raggiunto solo superando i problemi logistici. Per fare dell' Italia un hub del gas è necessario, altresì, che il mercato risulti privo di criticità. La piattaforma del Gme deve superare una serie di ostacoli che ne limitano il funzionamento. È necessario ridurre il peso delle garanzie, che limitano l' uso delle piattaforme del mercato, e garantire che il sistema che gestisce la piattaforma di negoziazione sia integrato con i principali broker in modo da moltiplicare le transazioni su borsa e aumentare la liquidità. Un altro elemento utile all' aumento della liquidità è la presenza di un Market Maker o Liquidity Provider, disposto a offrire sempre un certo numero di prodotti disponibili su base giornaliera/infragiornaliera. È importante poi che il sistema di stoccaggio, tra i primi in Europa in termini di capacità, migliori la flessibilità, per la quale è ultimo in classifica. In Italia viene ancora , e impropriamente, dato più peso alla sicurezza degli approvvigionamenti in luogo della capacità di erogazione attraverso limiti all' utilizzo della stessa. Si riserva, inoltre, un' elevata quantità di gas, oltre 4 miliardi di mc, a riserva strategica, nel caso in cui eventi eccezionali non permettano di importare. È necessario ripensare questa forma di sicurezza, anche alla luce della necessaria collaborazione tra Paesi europei confinanti, che risulta eccessiva in un contesto in cui l' Italia si trova a utilizzare solo in parte le proprie fonti di approvvigionamento comportando l' utilizzo non efficiente della risorsa in stoccaggio. Se, viceversa, quest' ultimo risultasse non adeguato per impianti poco efficienti, potrebbe valere la pena realizzare nuovi impianti che garantiscano efficienza e sicurezza. Infine, occorre ripensare alle tariffe di accesso alle infrastrutture. Trasporto e rigassificatori andrebbero pensati come unica infrastruttura di accesso e le relative tariffe ricalcolate di conseguenza. Questo permetterebbe di massimizzare l' uso dei terminali che oggi prevedono ancora un accesso regolamentato e non a mercato a beneficio dei consumatori finali e della sicurezza. (riproduzione riservata) *amministratore delegato, Eviva.