Testata Italia Oggi
Titolo Il ministro ecologo dà i numeri
Nella terra di Cartesio, sinonimo di logica per eccellenza, qualcuno dovrebbe mettere in guardia il neoministro dell' Ambiente, l' ex giornalista ecologista Nicolas Hulot (vedere ItaliaOggi del 6 luglio scorso), che non si va in paradiso se non ci si pente come fa dire Dante a quel diavolo di Belzebù nel XXVII canto dell' Inferno (quello in cui sputtana papa Bonifacio VIII) «per la contraddizion che nol consente». E la contraddizione ministeriale è evidente: un giorno si proclama che entro il 2040 in Francia ci saranno solo auto elettriche (che generano una domanda aggiuntiva di energia pari al 20% dell' attuale produzione), e il giorno dopo si annuncia che entro il 2025 si dovranno chiudere almeno 17 centrali nucleari perché così vuole una strampalatissima legge sulla «transition energetique» del 2015 voluta dalla ministra che ha preceduto Hulot all' Hotel de Roquelaure, sede del dicastero dell' Ambiente, Ségolène Royal, per rispettare un vecchio impegno preso con il partito dei Verdi in occasione delle presidenziali del 2012 (vinte forse anche per questo da François Hollande). Quella legge prevede che la quota di energia elettrica prodotta nelle 58 centrali costruite ormai quarant' anni fa in ogni angolo del Paese (molte al confine con la Germania e l' Italia) e che rappresenta più del 72% della produzione totale, scenda di ben 22 punti, al 50%, sostituita - quasi per miracolo - dalle cosiddette energie rinnovabili, sole e vento, parchi eolici ed enormi distese di pannelli fotovoltaici che fanno venire l' orticaria anche agli ecologisti (Hulot compreso). Nessuno, tra i ministri dei vari governi nominati da Hollande (compreso quello dell' Economia, cioè l' attuale presidente Emmanuel Macron) si è mai illuso che la legge Royal potesse essere applicata d' amblé, senza una lunga e minuziosa istruttoria da parte dell' Asn, Autorité de la sûreté nucléaire, e senza il contributo tecnico del vero padrone delle centrali, quell' Edf (l' Enel francese) indebitatissima per il default della sua controllata Areva, l' ex colosso specializzato nella costruzione degli impianti atomici, e alla disperata ricerca di risorse finanziarie (50 miliardi di euro, almeno) per avviare quel piano di manutenzione straordinaria («carenage») di un parco nucleare che deve essere messo in sicurezza dopo quasi mezzo secolo di onorato servizio. Così la legge Royal, come spesso accade in politica, è rimasta una bella dichiarazione di buona volontà («un oripeau de la campagne presidentielle de 2012», un orpello retorico delle presidenziali 2012, dicono i più maligni), un testo buono per le anime belle dell' ecologismo ma da gestire, appunto politicamente, con la tecnica del rinvio. Aspettando tempi migliori. Aspettando, per esempio, la decisione dell' Autorità per la sicurezza nucleare, che, entro l' anno prossimo, dovrà pronunciarsi sullo «stato di salute» del parco centrali e dare, quindi, le priorità di quel gigantesco piano di manutenzione straordinaria di cui si parlava prima. Ed ecco, invece, che arriva «l' electron libre de l' hotel de Roquelaure» (così l' ha definito in un preoccupatissimo editoriale il direttore del quotidiano economico Les Echos, Nicolas Barré), quell' elettrone impazzito del ministro Hulot ad annunciare, via radio, con un' intervista a Rtl, che è sua precisa intenzione rispettare i tempi della legge Royal e avviare, quindi, la chiusura di 17 centrali. Entro il 2025, cioè domani. Come se fosse semplice spegnere e smantellare una centrale: per quella di Fessenheim al confine con la Germania, l' unica per cui si è deciso in modo incontrovertibile (cioè con il placet di tutte le autorità tecniche e di tutte le istanze politiche) lo spegnimento dopo 47 anni di attività (vedere ItaliaOggi del 7 aprile), si avanti da un anno tra mille difficoltà tecniche ed economiche (l' Edf ha chiesto allo Stato un risarcimento di 1,8 miliardi di euro per la mancata produzione). Partendo proprio da quest' ultima considerazione (i risarcimenti all' azienda elettrica di Stato che è anche quotata in Borsa) ci si chiede: il ministro Hulot ha valutato bene che cosa voglia dire in termini economici la chiusura di 17 centrali, un terzo del parco nucleare esistente? Già al momento dell' approvazione della legge Royal, l' Edf aveva fatto garbatamente sapere a Bercy, sede del ministero dell' Economia, all' epoca occupato da Macron, che solo il dimezzamento della produzione elettrica sarebbe costato al colosso energetico nazionale 5,7miliardi di minori utili, l' 11% del fatturato complessivo e che quindi qualcuno, a Bercy o all' Eliseo, cominciasse a porvi rimedio, trovando risorse finanziarie sostitutive. L'«elettrone impazzito» non ci ha pensato. Così come non ha pensato a spiegare come si fa ad avere più energia elettrica per la mobilità (alla luce dell' altro impegno a cancellare i motori a scoppio dalle città e dalle strade di Francia) e al tempo stesso smantellare gli impianti che la producono. «Difficile de réconcilier le non-sense avec le bon sens», difficile conciliare il buon senso con il non-senso, ha scritto Les Echos. «Per la contraddizion che nol consente». Ma forse Hulot non ha letto né Dante né Cartesio. © Riproduzione riservata.